Avevo già avuto modo di leggere alcune
liriche di Luigi Calloni e mi erano sembrate variamente intrise di
un “quid “ di sapore amaro, di tristezza infinita, di
recriminazione verso il destino, a lui infame.
Il
tempo, la saggezza, la maturità poetica da lui raggiunta, ce lo
restituiscano particolarmente rasserenato e anche audace nelle
soluzioni stilistiche vere e proprie.
Saldo nei suoi sentimenti quanto mai forte nello spirito, Luigi
Calloni ci si svela con tranquillità adottando nel verso quelle
pause necessarie talvolta per comprendere la verità che vi è
praticamente racchiusa.
I
temi delle sue liriche sino le sue esperienze del quotidiano
vissuto , accolto come dono della Divina Provvidenza , che non
dimentica mai le sue creature , che spesso si avvertano abbiate ,
trascurate o umiliate.
La
poesia lirica di Luigi Calloni è vibrante di accenti sofferti ,
intimamente legati ai sogni svaniti della sua fanciullezza , come
nella lirica intitolata “L’aereo.
Stupenda la sua chiusa finale : ma io sono un aereo che mai si
innalzerà nei cieli.
Quanto struggente , partecipativa , toccante e sincera è
l’atmosfera da lui descritto nella lirica :
La
mia mamma , che dall’Alto dei Cieli veglia su di lui .
Egli
ne ricorda l’affetto prematuramente perduto e sull’onda dei
ricordi d’infanzia ne evoca la presenza, preziosa, costante come
quando “teneva per mano un bambino “mentre ella ora è la celata
tra l’azzurro cielo, un Angelo su di lui veglia in silenzio : la
Mamma :La vita continua !E lui, uomo del terzo Millennio ne vive i
travagli , le problematiche aperte sul tappeto per l’umanità
intera e vorrebbe che tali problematiche fossero motivo di
riflessione per i politici che hanno nelle loro mani la sorte di
tutti noi. Il poeta spera che pur tra ingiustizie e vessazioni
continue, tra l’inconfruenza di una possibile guerra nucleare e la
negazione dei diritti fondamentali del cittadino, sotto tutte le
latitudini , quali la libertà e la dignità della persona umana,
potesse alfine sorgere l’Alba di un nuovo giorno dove gli uomini
“si unissero sotto un’unica bandiera simboleggiata da una colomba
che in volo s’innalza e che ogni mano ne sostenga l’asta”.
Accorati squisitamente poetici i versi finali della lirica “Anno
2000 la pace” Dentro a una grande casa vi abita la speranza che
aleggia sulle bocche di chi comanda.
Non
a caso in questa mia presentazione ho citato i versi di Luigi
Calloni perché tutti ne potessero gustare la freschezza e la
genuinità delle “immagini” in essi racchiuse.
I se
nelle sue liriche possiamo cogliere delle “vaganti” note
nostalgiche e malinconiche , possiamo ben dire che il poeta è
anche un uomo con una propria squisita sensibilità e al par di noi
soffre e geme per una realtà come quella attuale quanto mai vuota
dei significativi valori della famiglia, dell’amicizia , della
solidarietà tra i popoli che nel passato hanno guidato l’umanità
verso il vero progresso morale e civile e di cui avvertiamo la
necessità e la “presenza” perché solo così noi tutti possiamo
sperare in un domani migliore.
CAIVANO 23 / 10 /
2000